Ci avete fatto caso?
No?

Ecco, appunto.

Nessuno ha sentito strepitare Simone Inzaghi da quando è arrivato all’Inter. Non ha rilasciato dichiarazioni in cui ha sostenuto che: “la società gli ha fatto delle promesse” non ha detto: “mi aspetto che il club chiuda in fretta il mercato”, non ha detto niente o quasi.

Il suo arrivo ha normalizzato la comunicazione dell’Inter azzerando ogni personalizzazione e chiudendo le giunture che tengono unite dirigenza e parte tecnica.

Marotta ha tenuto i fari accesi su questioni politiche come il ritorno del pubblico allo stadio e Ausilio storicamente si lascia andare in una singola intervista in cui in genere fa un bilancio sui fatti avvenuti e quelli prossimi ad accadere. Nessun giocatore dell’Inter ha rilasciato dichiarazioni compromettenti o in cui ha lasciato presagire una situazione complicata per la sua permanenza.

I quotidiani un giorno sì e uno sì sì lasciano andare a possibili partenze di De Vrij, Brozovic, Lukaku, Lautaro, Barella ecc, dandosi il turno rispetto alle indiscrezioni che “arriverebbero” dall’Inghilterra o dalla Spagna.
Alcune illazioni sono quasi offensive per l’assoluta mancanza di credibilità.

Poniamo il caso dell’Atletico Madrid che avrebbe fatto o potrebbe fare un’offerta choc a Lautaro.
Stiamo parlando di un club che prima ha approvato un aumento di capitale di 181 milioni, poi ha ottenuto un prestito di 300 milioni di euro da tre fondi statunitensi: Barings, Metlife Investment Management e Prudential, per rifinanziare il proprio debito a breve termine.
Con che faccia potrebbero spendere 80 milioni per prendere Lautaro Martinez?

I condizionali si sprecano anche sulle ipotesi che “arriverebbero” dall’Inghilterra, in particolar modo dal Chelsea per acquistare Lukaku ad una cifra che si “aggirerebbe” sui 130 milioni.
Lukaku ha ripetuto in ogni intervista di essere felice all’Inter, ha parlato a lungo con Simone Inzaghi in due occasioni, sentendosi ancora più responsabilizzato nel ruolo di totem della squadra, di capitano anche senza fascia e non ha fatto niente per nascondere un netto gradimento per la lunga permanenza a Milano.

In ultimo l’Inter sta facendo una scelta singolare. Quella di rinunciare a Lele Oriali e non mettere nessun team manager al suo posto. Non ci sarà dunque Riccardo Feri ma solo Ausilio e Marotta nel ruolo di cuscinetto tra squadra e società.

È un fatto che non avrebbe precedenti ma che va a confermare una novità nella gestione della parte tecnica.
Tutti questi fatti assieme confermano infatti che questa è un’Inter culturalmente più vicina alle idee di Marotta. Niente allenatori che battono i pugni sul tavolo e tentano di sferzare l’ambiente, niente dichiarazioni stonate, nessuna ambiguità da parte di nessun tesserato, specie in un momento delicato come questo.

L’Inter per vincere ha sempre dovuto affidarsi a uomini che percuotevano l’ambiente e poi se ne andavano, lasciando un metodo di lavoro irripetibile se non con la loro presenza.

Il metodo Marotta invece stabilisce che l’Inter è una società con delle regole in cui nessuno è più importante degli altri. È un sistema che stabilisce come una vittoria di un trofeo sia la vittoria di tutta l’Inter e non più indicando soprattutto un uomo.

Quest’anno si mettono in gioco tutti e per questo si spera che davvero la calma sia la virtù dei forti.