La 35ª giornata di Serie A consegna alla storia il verdetto più atteso: l’Inter è Campione d’Italia per la ventunesima volta. Davanti a 75mila tifosi in estasi a San Siro, i nerazzurri superano il Parma e rendono aritmetico un successo costruito sulle rovine della passata stagione, portando in trionfo mister Cristian Chivu. Dietro i nerazzurri, la corsa Champions rallenta clamorosamente: il Milan affonda malamente a Reggio Emilia contro il Sassuolo, la Juventus non va oltre il pari in casa contro un Verona già retrocesso e il Como sbatte sul muro del Napoli. In coda arrivano sentenze inappellabili: Pisa ed Hellas Verona salutano ufficialmente la Serie A e retrocedono in B. Esulta invece il Lecce, che sbanca Pisa e fa un passo forse decisivo verso la permanenza nel massimo campionato. Il turno si chiuderà questa sera con i posticipi Cremonese-Lazio e Roma-Fiorentina.


I Risultati e i Marcatori della 35ª Giornata

  • Pisa 1 – 2 Lecce (50′ L. Banda [L], 54′ M. Léris [P], 75′ W. Cheddira [L])
  • Udinese 2 – 0 Torino (45’+1′ K. Ehizibue [U], 51′ R. Kristensen [U])
  • Como 0 – 0 Napoli
  • Atalanta 0 – 0 Genoa
  • Bologna 0 – 0 Cagliari
  • Sassuolo 2 – 0 Milan (5′ D. Berardi [S], 47′ A. Laurienté [S])
  • Juventus 1 – 1 Hellas Verona (K. Bowie [V], 60′ D. Vlahovic [J])
  • Inter 2 – 0 Parma (45′ M. Thuram [I], 81′ H. Mkhitaryan [I])

Posticipi di Lunedì 04/05/2026:

  • Cremonese – Lazio (18:30)
  • Roma – Fiorentina (20:45)

La classifica aggiornata

Di seguito la graduatoria della Serie A. In grassetto le squadre con una partita in meno, impegnate nei posticipi odierni.

  1. Inter – 82 (Campione d’Italia)
  2. Napoli – 70
  3. Milan – 67
  4. Juventus – 65
  5. Como – 62
  6. Roma – 61
  7. Atalanta – 55
  8. Bologna – 49
  9. Sassuolo – 49
  10. Lazio – 48
  11. Udinese – 47
  12. Parma – 42
  13. Torino – 41
  14. Genoa – 40
  15. Fiorentina – 37
  16. Cagliari – 37
  17. Lecce – 32
  18. Cremonese – 28
  19. Hellas Verona – 20 (Retrocessa in B)
  20. Pisa – 18 (Retrocessa in B)

Inter-Parma: apoteosi nerazzurra, è scudetto! La firma è di Chivu

L’Inter torna sul tetto d’Italia e conquista il 21° scudetto della sua storia, festeggiando il tricolore in casa davanti a 75mila tifosi in estasi a San Siro. I nerazzurri battono un Parma mai domo per 2-0: a sbloccare l’incontro ci pensa il solito Marcus Thuram al 45′, bravo ad agganciare un bel pallone di Zielinski e a superare Suzuki sul tramonto della prima frazione di gioco. Per il francese è il sesto centro nelle ultime cinque gare di campionato. A chiudere i giochi all’81’ è Mkhitaryan, servito a porta vuota dal rientrante capitan Lautaro Martinez, accolto da una standing ovation dopo l’assenza che durava dal 5 aprile. Prima dei gol, i nerazzurri avevano colpito una traversa con Barella e sfiorato la rete con Dumfries, mentre il Parma aveva spaventato San Siro con un’occasione di Pellegrino.

È il capolavoro assoluto di Cristian Chivu, subentrato a inizio anno dopo la risoluzione consensuale con Simone Inzaghi. Il tecnico romeno vince al primo colpo, eguagliando José Mourinho, e diventa il primo a vincere lo scudetto con l’Inter sia da giocatore che da allenatore dai tempi di Armando Castellazzi nel 1936. Una cavalcata trionfale, costruita sulle rovine della finale di Champions persa 5-0 contro il Psg l’anno scorso, e decollata in inverno: “Tra gennaio e febbraio abbiamo vinto 14 partite su 14 e lì abbiamo capito”, ha spiegato il tecnico. I numeri sono schiaccianti: miglior attacco con 81 gol, differenza reti di +51, almeno 26 vittorie stagionali, Dimarco re degli assist (17) e Lautaro probabile capocannoniere con 16 reti. Inoltre, era da ben 37 anni che l’Inter non festeggiava la matematica conquista del titolo davanti ai propri tifosi a San Siro.

L’allenatore ha festeggiato a modo suo, ritirandosi negli spogliatoi per non rubare la scena ai giocatori: “Sono andato in spogliatoio per i miei vizi: ho fumato una sigaretta, scusate se lo dico…” ha confessato candidamente il romeno. Chivu ha diviso i meriti con il gruppo e con la storia del club: “Nella storia dell’Inter c’ero già prima, qualcosa da giocatore ho vinto. Sono felice per questi ragazzi, per questi meravigliosi tifosi che hanno dovuto subire la narrativa delusa dell’anno scorso. I miei predecessori avevano fatto un grande lavoro rendendomi tutto più semplice”. Il mister ha anche svelato un lato molto intimo del suo approccio alla panchina: “Qualche anno fa ho dovuto parlare con me stesso per una questione di vita o di morte e ho perso l’ego. Mi sono proposto di fare l’allenatore a modo mio, di essere empatico”.

A blindare il condottiero nerazzurro ci ha pensato il presidente Beppe Marotta, che ha celebrato il suo primo tricolore da numero uno del club ringraziando i suoi predecessori (Pellegrini, Moratti, Facchetti, Fraizzoli e Steven Zhang). “Questo è lo scudetto di Chivu e della squadra”, ha sentenziato Marotta, svelando i retroscena della scelta tecnica: “Lunedì abbiamo fatto la risoluzione consensuale e martedì avevamo già deciso di puntare su Chivu. Lo abbiamo fatto con un coraggio ponderato, per il suo curriculum da giocatore vincente e per la vittoria in Primavera. Ha delle grandissime qualità: potrà e deve restare all’Inter per molti anni”. Sul futuro e sul mercato, la linea presidenziale è già tracciata: “Ci vuole un giusto mix. Ci sono giocatori che giocano in A, italiani, che possono fare al caso nostro, così come giocatori stranieri di una certa esperienza. Si sa che con i giovani non si vince, ci vuole chi porta la cultura della vittoria”.

Sassuolo-Milan: Diavolo disastroso, la Champions torna a rischio

Pomeriggio nerissimo per il Milan, che affonda al Mapei Stadium sconfitto per 2-0 da un ottimo Sassuolo. I rossoneri approcciano malissimo la gara e vanno sotto già al 5′ trafitti dal sinistro di Berardi. Al 24′ la follia di Tomori (doppio giallo per un brutto fallo da dietro) lascia il Diavolo in dieci uomini, spianando la strada agli emiliani che, a inizio ripresa (47′), raddoppiano con un letale Laurienté. Ennesima prova sterile per l’attacco di Allegri (zero tiri in porta) e pesanti fischi dal settore ospiti, in particolar modo verso Leao. I rossoneri restano a 67 punti e vedono assottigliarsi il margine sulle inseguitrici.

Juventus-Verona: bianconeri lenti, non basta Vlahovic per superare un Hellas già in B

La Juventus spreca una grande occasione per agganciare il terzo posto del Milan, non andando oltre l’1-1 interno contro un Hellas Verona arrivato a Torino già matematicamente retrocesso. Dopo un avvio lento e una traversa colpita da Bremer, i bianconeri di Spalletti si fanno sorprendere dal gol di Bowie, che sfrutta un errore in impostazione dello stesso Bremer. Nella ripresa, l’ingresso di Vlahovic suona la carica: l’attaccante serbo trova il pari al 60′ con una bella punizione. L’assalto finale della Juve si infrange sul palo colpito da Zhegrova nel recupero e sulle parate di Montipò.

Como-Napoli: pari senza reti, Fabregas ferma Conte al Sinigaglia

Termina 0-0 la vibrante sfida del Sinigaglia tra Como e Napoli. La squadra di Antonio Conte, appostata dietro la linea della palla e dedita alle ripartenze, rischia grossissimo nel primo tempo quando Nico Paz ruba palla in pressing e manda in porta prima Douvikas e poi Diao, che falliscono due occasioni monumentali. Nella ripresa il Napoli cresce e sfiora il vantaggio con McTominay e, soprattutto, con un palo clamoroso colpito da Politano con un tiro a giro. Il punto serve al Napoli (70 punti) per consolidare il secondo posto, mentre il Como (62) resta pienamente in corsa per un piazzamento europeo nobilissimo.

Udinese-Torino: Ehizibue e Kristensen, l’Udinese vede l’ottavo posto

I friulani battono il Torino 2-0 e salgono a quota 47 punti in una gara inaugurata dalla fanfara degli Alpini. L’equilibrio del primo tempo viene rotto nel recupero (45’+1′) da Ehizibue, lesto ad anticipare un disattento Obrador su invito di Ekkelenkamp. A inizio ripresa (51′) l’Udinese chiude immediatamente la pratica con un colpo di testa del capitano Kristensen, che anticipa l’uscita incerta di Paleari. Passo indietro per il Toro di D’Aversa, apparso scarico dopo l’ottimo periodo di forma recente.

Pisa-Lecce: Banda e Cheddira firmano la salvezza. Pisa e Verona retrocesse

Il Lecce vince 2-1 all’Arena Garibaldi e compie un salto vitale verso la salvezza, sancendo contemporaneamente la retrocessione aritmetica in Serie B per Pisa ed Hellas Verona con tre giornate di anticipo. Dopo un primo tempo in cui i padroni di casa sprecano moltissimo con Stojilkovic, la gara si infiamma nella ripresa. Al 50′ Banda sblocca con un gran tiro per il Lecce, ma quattro minuti dopo (54′) Léris trova l’immediato pareggio con una grande conclusione al volo. A un quarto d’ora dalla fine, il neo entrato Cheddira, innescato da Pierotti, trova la prima rete in maglia giallorossa e regala tre punti inestimabili a mister Di Francesco, ora a +4 sulla Cremonese (impegnata nel posticipo di oggi contro la Lazio).

Atalanta-Genoa: la traversa ferma Raspadori, punto prezioso per il Grifone

Termina senza reti la sfida della New Balance Arena tra Atalanta e Genoa. In un primo tempo bloccato e avaro di emozioni, le due squadre faticano a pungere nonostante le scelte offensive dei tecnici: Palladino testa la coppia Krstovic-Scamacca (col montenegrino largo a sinistra), mentre De Rossi lancia subito Vitinha, Ekhator e Colombo. Nella ripresa la Dea alza la pressione e va vicinissima al vantaggio con un tiro da fuori del subentrato Raspadori che si stampa sulla traversa. Da segnalare la reazione nervosa di Scamacca, che getta la giacca al momento della sostituzione. Nel finale il Genoa si difende con grande compattezza, stringendo i denti nel 5-4-1 con Messias rimasto in campo da infortunato, e conquista un pareggio che lo avvicina alla matematica salvezza.

Bologna-Cagliari: solo uno 0-0 al Dall’Ara, festa salvezza per i sardi

Finisce senza reti il “lunch match” tra Bologna e Cagliari, un pareggio che scontenta i padroni di casa e fa felici gli isolani. Il Bologna di Italiano (che non pareggiava da 15 partite) sbatte sul muro eretto da mister Pisacane e difetta di incisività. Da segnalare le proteste rossoblù per un contatto in area tra Mina e Odgaard non sanzionato dall’arbitro a fine primo tempo. Il punto permette al Cagliari di toccare quota 37 e festeggiare un’anticipata quanto meritata salvezza, mentre il Bologna si allontana forse definitivamente dal treno per l’Europa.