Di Redazione William Hill News
24 Luglio 2026
Il nuovo corso azzurro ha messo la faccia davanti ai club e alle telecamere. Nella sede della Lega Serie A, al termine dell’assemblea, Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Leonardo hanno presentato il progetto di rifondazione della FIGC, e sul tema che scotta è arrivata la conferma che nessuno aveva ancora messo a verbale: i contatti per la panchina della Nazionale sono partiti da Carlo Ancelotti e Pep Guardiola. Nessun annuncio, ma una linea chiarissima: “Ci pareva giusto partire dai migliori al mondo”.
Il progetto: orizzonte lungo e condivisione totale con i club
L’incontro milanese, aperto dal presidente di Lega Simonelli con l’invito a non chiedere il nome del ct “perché una decisione non è stata ancora presa”, è servito prima di tutto a presentare il metodo del nuovo corso. Malagò ha rivendicato la genesi della sua presidenza, partita proprio dalla spinta dei club, e ha fissato i paletti: nessuna decisione senza condivisione con Maldini e Leonardo, un progetto di lungo periodo per ridurre il gap dalle migliori nazionali, e una precisazione che vale come messaggio all’ambiente, perché i suoi due dirigenti non hanno chiesto premi o bonus: “Sono dei vincenti”. Sulla durata dell’orizzonte i numeri li hanno dati loro stessi: sei anni per il presidente, addirittura otto-dieci nella visione di Maldini, che ha ricordato come la sua figura di direttore tecnico “prima non esisteva”. Dalla Lega, ha aggiunto, è arrivata totale disponibilità ad accogliere i progetti sportivi della Federazione, in un’assemblea che ha toccato anche diritti tv esteri, budget e nuove linee guida sui biglietti.
Il punto sul ct: i contatti con i big e la variabile tempo
Il passaggio destinato a fare rumore è arrivato quando a Maldini è stato chiesto di Guardiola: “Avete individuato uno degli obiettivi, ma abbiamo parlato anche con Ancelotti prima di parlare con Pep”, la risposta che trasforma settimane di indiscrezioni in una strategia dichiarata. La FIGC ha bussato alle porte dei due allenatori più titolati in circolazione, e ora “va verificata la disponibilità generale”: una formula che lascia intendere come la partita sia tutta da giocare. Proprio sul nodo più discusso, Maldini ha voluto spegnere l’incendio: alle ricostruzioni di stampa su una presunta richiesta di ingaggio da 20 milioni l’anno da parte di Guardiola, a fronte di un’offerta federale della metà, il direttore tecnico ha replicato secco che per Pep “l’aspetto economico non è in alcun modo rilevante”.
Una smentita che sposta la trattativa dal piano dei soldi a quello del progetto, dove la Federazione conta di giocarsi le sue carte migliori. Sul calendario il direttore tecnico ha mescolato urgenza e calma zen: l’ideale sarebbe chiudere in tempi brevissimi, ma la Federazione è pronta ad aspettare “la persona che realmente vogliamo”, perché l’errore da non commettere è scegliere il nome sbagliato per fare presto. Tradotto: le candidature di Conte e Mancini restano sullo sfondo, ma la prima scelta del nuovo corso è un fuoriclasse della panchina, e con la Nations League d’autunno all’orizzonte la soluzione ponte per le prime uscite resta un’ipotesi concreta. La rifondazione ha una direzione: ora serve solo il nome.
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