La telenovela azzurra ha il suo epilogo, e sa di ritorno al futuro. Roberto Mancini è il nuovo commissario tecnico della Nazionale e Claudio Ranieri il nuovo direttore tecnico e presidente del Club Italia: l’annuncio è arrivato da Giovanni Malagò al termine del Consiglio federale, 24 ore dopo il naufragio della candidatura di Pirlo e l’addio di Maldini e Leonardo. La presentazione ufficiale della coppia è fissata per mercoledì alle 18, mentre entro il fine settimana arriverà anche una terza figura dirigenziale. La missione è una sola: riportare l’Italia a un Mondiale che manca da tre edizioni.

L’annuncio: “Il tempo stringeva, Mancini era la persona giusta”

Davanti ai giornalisti, dopo un Consiglio che ha condiviso le scelte all’unanimità, Malagò ha rivendicato la decisione con pragmatismo: “Il tempo stringeva e ho ritenuto che la persona giusta come ct dovesse essere Roberto Mancini”. Il presidente ha poi spiegato la logica del doppio annuncio, perché la nomina del ct doveva essere condivisa con una figura tecnica di garanzia: “Mi serviva una persona che diventasse direttore tecnico e presidente del Club Italia. Questa persona è Claudio Ranieri”, che ha accettato a stretto giro (“ha garantito il suo impegno pochi minuti fa e sta arrivando dalla Calabria”). Sul fronte economico, dopo le polemiche dei giorni scorsi, Malagò ha sottolineato la “grande sensibilità” di entrambi verso le dinamiche di budget della Federazione, senza entrare nei dettagli delle cifre dei contratti.

Il ritorno del Mancio e il sì di Sir Claudio

Per Mancini è un ritorno carico di significati. Il ct dell’Europeo vinto nel 2021 riabbraccia la Nazionale tre anni dopo l’addio improvviso del 2023, una ferita mai del tutto rimarginata nel rapporto con i tifosi: ora ha l’occasione della vita per riscriverne il finale, riportando l’Italia a quel Mondiale fallito da Spalletti e Gattuso nelle ultime, disgraziate campagne di qualificazione. Al suo fianco ci sarà un uomo che di rincorse impossibili se ne intende: Claudio Ranieri, che aveva già detto no alla panchina azzurra ai tempi della gestione Gravina, ha accettato stavolta un ruolo da architetto del progetto, la stessa architettura pensata per Maldini con la presidenza del Club Italia. Una coppia di ultrasettantenni d’esperienza dove il nuovo corso prevedeva rivoluzioni: la scommessa è che il mestiere, stavolta, vale più dell’audacia.

Le altre notizie: la terza figura, l’ipotesi Zola e il caso Pirlo archiviato

Dal Consiglio sono uscite anche altre novità. Entro la fine della settimana Malagò annuncerà una terza figura, un dirigente delle squadre nazionali sul modello del ruolo ricoperto in passato da Gigi Riva e Gigi Buffon, a cui verrà affidato anche il coordinamento delle giovanili insieme a Viscidi, che resta in Federazione: alla domanda su Zola, il presidente ha risposto che “è uno dei nomi possibili”. Si è invece sfilato ufficialmente Chiellini, accostato al ruolo di dt nelle ultime ore: “Sono felice del mio ruolo nella Juve”, la sua precisazione. Sul caso che ha incendiato la settimana, infine, Malagò si è assunto tutta la responsabilità dello stop a Pirlo, parlando di una scelta “di opportunità” e assicurando che “né io né, sembra, il dt sapevamo del contratto russo”, mentre con Maldini rivendica una “separazione senza polemiche”, chiusa coi ringraziamenti a lui e a Leonardo. La pagina più turbolenta dell’estate azzurra si chiude qui: da domani alle 18, con le prime parole di Mancini e Ranieri, comincia, finalmente, il nuovo corso della Nazionale.