La rifondazione del calcio italiano è durata poco più di due settimane. Nel giro di 48 ore la Nazionale ha perso il candidato ct Andrea Pirlo, fermato dalle polemiche sui suoi rapporti commerciali con la Russia, e i due uomini chiamati a guidare il nuovo corso: Paolo Maldini e Leonardo hanno comunicato a Malagò l’addio ai rispettivi incarichi di direttore tecnico e advisor, a soli 16 giorni dalla nomina. Oggi il Consiglio federale, con il presidente che promette “a breve un nuovo nome”: in pole torna Roberto Mancini.

Il caso Pirlo: dal no di Guardiola alle pressioni politiche

Per capire il crollo bisogna ripartire dalla prima scelta. Il progetto di Maldini e Leonardo aveva individuato in Guardiola il ct ideale, con tanto di incontro a Barcellona: dopo una settimana di riflessione, il catalano ha però declinato per motivi familiari. A quel punto i due dirigenti hanno virato su Andrea Pirlo, presentato non come un piano B ma come un altro progetto coerente con la loro visione, e la macchina si era già messa in moto, con gli incontri fissati a Roma per lunedì tra la FIGC e l’entourage del tecnico, che avrebbe dovuto risolvere il contratto con lo United FC prima della firma azzurra.

Tutto si è fermato quando è esploso il caso legato al ruolo di Pirlo come ambassador di una nota società russa: una collaborazione commerciale mai comunicata alla Federazione, che ha scatenato polemiche politiche crescenti, fino all’esposto del Codacons all’Agcom con la richiesta di rimuovere i contenuti promozionali accessibili dall’Italia. Pirlo ha provato a difendersi con un lungo post social (“Una questione commerciale e non politica”, il senso del suo sfogo, chiuso con “l’amore per l’Italia non dipende da un incarico”), ma di fronte alle pressioni Malagò ha scelto di non procedere, congelando ogni pratica nella giornata di domenica.

Le dimissioni: il progetto non c’è più, e i due se ne vanno

La conseguenza è arrivata lunedì. Maldini e Leonardo avevano legato la loro permanenza alla libertà di scegliere il ct in base al progetto, e senza Guardiola prima e Pirlo poi hanno ritenuto esaurite le condizioni per continuare: la comunicazione è stata data direttamente a Malagò, mentre il presidente era in Federazione per gli incontri con le componenti. Emblematiche le parole di Giancarlo Abete, presidente della Lnd, che ha ammesso di aver appreso la notizia “dai media” a riunione in corso, parlando di “attività non note alla Federazione” a proposito del caso che ha travolto Pirlo e di dimissioni “non ancora formalizzate”. Sullo sfondo resta anche il botta e risposta a distanza tra il ministro Abodi e Malagò, segnale di una tensione istituzionale che accompagna tutta la vicenda.

E adesso? Consiglio federale oggi, Mancini in pole

Il Consiglio federale in programma oggi doveva essere il giorno dell’annuncio del ct: rischia di trasformarsi nella conta dei cocci. Con l’uscita di scena di Maldini e Leonardo tramonta anche la candidatura di Thiago Motta, il nome che i due avevano in serbo come ulteriore alternativa in linea col progetto, e tornano d’attualità i profili accantonati nelle scorse settimane: il favorito è ora Roberto Mancini, il ct dell’Europeo vinto nel 2021, con Antonio Conte come alternativa principale, mentre circola anche l’ipotesi di una nuova figura dirigenziale con il nome di Chiellini. Malagò ha promesso novità in tempi brevissimi, perché il calendario non aspetta: la Nations League d’autunno è alle porte e l’Italia, al momento, non ha né un ct né una direzione tecnica. La rifondazione, per ora, è da rifondare.