Di Redazione William Hill News
Aggiornato: 31 Maggio 2026
Il Paris Saint-Germain centra la doppietta e si consacra nell’Olimpo del calcio europeo. Alla Puskas Arena di Budapest, la squadra di Luis Enrique alza la Champions League per la seconda stagione di fila, un traguardo “back-to-back” che nell’era moderna era riuscito soltanto al Real Madrid di Zinedine Zidane. Per domare un Arsenal coriaceo e ultra-difensivista è servita però la lotteria dei calci di rigore, che ha punito i Gunners condannandoli all’ennesima delusione continentale.
La Partita: il catenaccio inglese non basta contro la qualità del PSG
La finale, attesa come lo scontro tra due filosofie opposte, ha rispettato i pronostici: il possesso palla totale dei parigini (arrivato a toccare punte dell’80%) contro l’organizzazione difensiva estrema di Mikel Arteta. A sorprendere tutti, però, è l’avvio della gara. Dopo appena 6 minuti, un rinvio impreciso di Marquinhos carambola su Trossard e si trasforma in un assist perfetto per Kai Havertz, che scatta sul filo del fuorigioco e fulmina Safonov con un sinistro potente sotto la traversa.
Il vantaggio immediato permette all’Arsenal di attuare il proprio piano partita alla perfezione: baricentro bassissimo, perdite di tempo sistematiche e una gabbia asfissiante attorno a Khvicha Kvaratskhelia. Il georgiano, per lunghi tratti, sbatte contro i raddoppi di Saka e Saliba, ma nella ripresa accende la luce. Al 65′, con una progressione in area, costringe Mosquera al fallo netto: l’arbitro Siebert indica il dischetto. Dagli undici metri Ousmane Dembelé incrocia il tiro e spiazza Raya per l’1-1.
Da quel momento è un monologo francese. Kvaratskhelia sfiora il vantaggio con una conclusione deviata sul palo da Lewis-Kelly, mentre Vitinha e Doué spaventano Raya dalla distanza. L’Arsenal si aggrappa alla solidità difensiva e resiste fino ai supplementari, dove l’unica fiammata è una protesta furiosa dei londinesi per un contatto in area tra Nuno Mendes e Madueke, giudicato regolare dall’arbitro (giallo per Arteta e Rice).
I rigori: la maledizione di Gabriel e il trionfo di Lucho
Si va ai tiri dal dischetto, un epilogo che in finale di Champions non si vedeva da dieci anni (Real Madrid-Atletico Madrid a San Siro). E come spesso accade nella crudele sceneggiatura del calcio, a fallire il penalty decisivo è il migliore in campo dei suoi: Gabriel. Il difensore centrale dell’Arsenal, insuperabile per 120 minuti, calcia alto sopra la traversa il rigore della speranza, consegnando la coppa nelle mani di Marquinhos. MVP del match Vitinha, premiato da Giannis Antetokounmpo.
È il trionfo di Luis Enrique, capace di gestire un gruppo stellare e di preservare le energie dei titolarissimi durante la Ligue 1, puntando tutto sull’Europa. Una scommessa vinta che gli garantirà, a breve, un rinnovo monstre da 20 milioni a stagione. Per Arteta e il suo Arsenal, freschi campioni di Premier League, sfuma invece il sogno della prima Champions della loro storia, nonostante i Gunners non abbiano perso neanche una partita in questa edizione.
Parigi brucia: festa macchiata da violenze e arresti
Se a Budapest il clima sugli spalti è stato tutto sommato gestibile (nonostante il lancio di fumogeni dalla curva parigina e l’invasione sventata dalla polizia), in Francia la notte dei festeggiamenti si è trasformata in un bollettino di guerra.
Il Ministero dell’Interno francese ha comunicato cifre impressionanti: 416 fermati in tutto il Paese, di cui 283 solo a Parigi. Sette agenti sono rimasti feriti, con un poliziotto ricoverato in gravi condizioni ad Agen per un trauma cranico. I disordini più accesi si sono verificati attorno al Parco dei Principi, sugli Champs-Élysées e nella zona della Bastiglia.
Gruppi di facinorosi hanno lanciato petardi e mortai contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con cariche e gas lacrimogeni. Si sono registrati saccheggi di negozi non solo nella Capitale, ma anche a Rennes, Strasburgo, Clermont-Ferrand e Grenoble. Il bilancio riporta anche incendi di lieve entità e scene di caos sul périphérique parigino, bloccato da tifosi che improvvisavano partite di calcio. Il Ministro dell’Interno Laurent Nunez ha condannato duramente le violenze, definendole “assolutamente inaccettabili”.
Oggi, nonostante le tensioni notturne, il protocollo prevede la grande sfilata dei giocatori sui Campi di Marte (attese 100mila persone) prima del ricevimento ufficiale della squadra all’Eliseo dal Presidente Emmanuel Macron.
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